Gender Fluid

Le “True stories” di Giuseppe Veneziano raccontate da Valerio Dehò

di Fabiana Maiorano.

Quando si parla di Giuseppe Veneziano, in genere la critica lo classifica come artista ultrapop e non c’è nulla di più svilente che buttare nel ‘calderone pop’ qualsiasi artista maneggi uno stile fumettistico, colorato e pervaso da icone contemporanee; dopotutto è lo stesso Veneziano a dichiarare che “tutte le etichette mi stanno bene, ma nessuna mi appartiene” ed è vero. L’arte di Veneziano non necessita di etichette, è puramente divulgativa, diretta e assolutamente comprensibile, in barba a quanti si avvicinano con scetticismo all’arte contemporanea banalizzandola ad un “non la capisco”, alimentando così un assurdo paradosso se si pensa che in fondo quella è un’arte che parla del nostro tempo, parla la nostra lingua ma con rappresentazioni che nel secolo scorso si sono ampliate e diversificate. È proprio questo che fa Veneziano: ci racconta l’epoca che stiamo vivendo lanciando un messaggio importantissimo, ossia quello di non rinnegare la storia e – nel suo caso – la storia dell’arte. Le sue opere, difatti, sono ricche di riferimenti ai grandi maestri dell’arte, da Leonardo a Cattelan, da Pazienza a Raffaello, da Caravaggio a Duchamp, e così via… con frequenti incursioni dei personaggi di fumetti e cartoon.

Cultura alta e cultura popolare dialogano nelle tele esposte al Palazzo Pallavicini di Bologna, rivelando attraverso storie vere le contraddizioni della realtà contemporanea.

Se pensate di visitare True Stories dimenticatevi i fronzoli intellettuali e le atmosfere elitarie e partecipate ad una festa dai toni accesi e sgargianti, simbolo di una contemporaneità ossessionata dalla tecnologia e dal glamour.

Preparatevi ad assistere all’omicidio di Brontolo, a Spiderman che prende il posto di Jeff Koons, a Cattelan che spunta fuori dal suo cesso d’oro e al Papa che cavalca l’onda di Hokusai. Non scandalizzatevi per la Ragazza con l’orecchino di Perla che si scatta un selfie senza veli o per San Sebastiano martoriato dal covid. Dimenticate il “C’era una volta” perché i principi al giorno d’oggi scarseggiano e Biancaneve viene baciata dal Conte Dracula. Persino Dante si arrende a Veneziano e abbandona penna e calamaio favorendo un pratico mac book, seguito da San Girolamo. Ad attendervi è un allegro e perturbante mash up in cui passato e presente coincidono in un racconto fuori dalle righe e lontano dalla cultura del politically correct.

Una mostra davvero singolare che la città di Bologna accoglie con un entusiasmo degno dei più nostalgici ritorni a casa: qui si sono formati alcuni tra i più importanti nomi del fumetto italiano, fra cui Andrea Pazienza, che ha segnato profondamente la formazione del pittore siciliano il quale per la prima volta presenta al pubblico l’omaggio al suo idolo “Il sogno di Andrea Pazienza”.

Ulteriori dettagli su “True Stories” ce li racconta il curatore Valerio Dehò nell’intervista che ci ha gentilmente concesso.

[Fabiana Maiorano]: Come nasce la mostra di Giuseppe Veneziano e come si articola?

[Valerio Dehò]: La mostra nasce da un’idea di Palazzo Pallavicini e l’impostazione è stata abbastanza concorde ai fini di una grande esposizione su Giuseppe Veneziano che avesse un taglio antologico, ma non in senso classico o filologico perché è un artista ancora operativo. Abbiamo perciò deciso di selezionare una serie di temi a lui congeniali che abbiamo utilizzato come macro aree per scandire la mostra: “Superhero Crisis”, “My Artists”, “Mr.Quarantine”, “Sex Power”, “Losing My Religion”, “New Renaissance” e Crypto NFT. Sicuramente fumetti e cartoon rappresentano l’atmosfera in cui saranno condotti i visitatori, dai personaggi che hanno ispirato la sua carriera alle icone dei nostri giorni che inscenano episodi significativi del nostro presente.

L’ha definita “mostra ontologica”, più che antologica, che rivela l’essenza pura dell’artista.

Si, la mia era una battuta per sottolineare che si tratta di una mostra che rivela un artista come Veneziano nella sua essenza perché è un artista outsider, in quanto non è legato a mode o trend. È un artista che guarda attorno a sé e dice le cose come stanno, rivelando le verità che si celano dietro le ipocrisie della società contemporanea.

Quello di Veneziano è anzitutto un lavoro di divulgazione per immagini del nostro tempo, penso che questo sia motivo per il quale c’è bisogno nel panorama contemporaneo di artisti come lui.

Veneziano è un testimone del nostro tempo e il suo messaggio è comprensibile a tutti perché i personaggi che sceglie appartengono all’attualità dei nostri giorni. Un’attualità che lui riporta senza veli, anzi la conforta con importanti richiami alla storia dell’arte. La sua è una pittura classica che deve molto al fumetto e alla sua semplificazione del linguaggio. Magari è proprio per questa semplificazione che riesce ad arrivare a tutti, nonostante le tematiche scottanti.

Il suo percorso artistico, se non erro, si ispira proprio al mondo del fumetto con continui rimandi e omaggi, tra cui quello ad Andrea Pazienza…

Pazienza è stato un importante fumettista formatosi a Bologna. Fu un disegnatore rivoluzionario e inventore di storie, il quale ha profondamente segnato la formazione di Giuseppe Veneziano che l’ha omaggiato con “Il sogno di Andrea Pazienza”, una grande tela esposta per la prima volta in quest’occasione, nella quale ci sono dei rimandi a Raffaello. È la testimonianza più chiara di come lui riesca a mettere insieme mondi diversi, accorciando ogni distanza.

Qual è il messaggio che deve captare il pubblico dalla mostra a Palazzo Pallavicini?

Intanto deve divertirsi: cogliendo l’aspetto ludico delle opere di Veneziano partecipa con ironia alla scoperta di questo artista che si rivela essere un testimone del contemporaneo, svelando l’arte come un potente mezzo di comunicazione.
Per il suo linguaggio eversivo, Veneziano non ha bisogno di un libretto d’istruzione. Lo capisci al volo.
Complessivamente è un evento di grande spessore, comprende circa settanta lavori e mostra quell’interessante intreccio tra storia dell’arte e fumetto, resi con un linguaggio definibile “mediale”, che legge i media e li trasforma in arte. Un’arte che sa porsi come testimone anche di una certa spregiudicatezza nel leggere i miti della letteratura e dei cartoon senza reverenze e falsi pudori. Questa mostra è ben lontana dal concetto del politicamente corretto perché Veneziano è un artista vero, sincero. Si chiama “True Stories” perché sono storie vere, al di là della messa in scena e delle metafore tra i personaggi. In un modo divertito e divertente svela ciò che c’è sotto le immagini della storia contemporanea.

fino a domenica 18 Settembre 2022
Giuseppe Veneziano. True stories
cura: Valerio Dehò.
PALAZZO PALLAVICINI
via San Felice, 24, 40122 Bologna

Tutte le immagini: © Giuseppe Veneziano